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Riserva di carica: Patek Philippe arriva a 10 giorni

mar 25, 2011 No Comments by

Vita sedentaria al bando. L’assenza di movimento ostacola il compiacimento di portare al polso un orologio da ammirare. Quelli automatici, che pure sono ricaricabili manualmente – operazione consigliabile quando vengono indossati nuovamente dopo un certo periodo di inutilizzo – rifuggono assolutamente la staticità del corpo e del braccio nello specifico. Se gli orologi a quarzo funzionano grazie a una minuscola batteria e a un circuito integrato che fornisce l’energia e quelli meccanici sfruttano la carica manuale imposta dai polpastrelli del pollice e dell’indice della mano che agiscono su un sistema a molla; il funzionamento degli orologi automatici si basa sul medesimo principio, con la differenza che il caricamento del sistema a molla avviene in modo automatico grazie al movimento del polso.

Il tempo che intercorre tra la piena carica della molla e l’arresto dell’orologio prende il nome dai riserva di carica. Molti orologi ne visualizzano sul quadrante (grazie a quella che in gergo si definisce complicazione) l’autonomia di marcia residua. Ad ogni movimento del polso, attraverso una serie di ingranaggi, si trasmette energia al bariletto della molla di carica. Qualora i movimenti del braccio non fossero sufficienti a dare la giusta carica, ogni due o tre giorni sarà opportuno procedere ad una carica manuale.

Nessuna paura se invece si dovesse continuare a ruotare a mano la corona di un automatico già carico: un particolare dispositivo (chiamato brida) permette alla molla di carica di slittare all’interno del bariletto per evitare sovraccarichi di tensione alla molla stessa. Il sistema di ricarica automatico, infatti, continua sempre a caricare e se la molla non potesse slittare il sistema si rovinerebbe. Ecco perché – caricando manualmente un orologio automatico – non si arriva mai ad avvertire il blocco della corona. La riserva di carica dura mediamente tra le 24 e le 36 ore. Gli orologi Patek Philippe va oltre, proponendo un cronometro da polso a tourbillon che funziona per 10 giorni senza ricarica.

Sono occorsi tre anni di studi alla maison ginevrina per sviluppare il nuovo calibro 28-20/222. Il tourbillon non pesa più di 0,3 grammi, il che dà l’idea delle nano dimensioni di alcuni suoi componenti. Per rifinirlo occorre una settimana di lavoro di un orologiaio altamente specializzato. Questo meccanismo straordinario testimonia gli sforzi incessanti degli orologiai per rendere i loro segnatempo sempre più precisi. Normalmente in tutti gli orologi, l’inserimento del crono non incide – se non in minima parte – sul consumo di energia e sulla riduzione della riserva di carica.

Francesco Rella @fallosapere

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