Leader e Manager: la psicolinguistica li porta a nozze!
Che tu abbia un lavoro oppure no, potrebbe esserti utile sapere se hai un cervello impostato sugli atteggiamenti da leader o da manager. Ci sono almeno due motivi per farlo: uno, farti pagare in modo adeguato; due, reimpostare il tuo cervello sull’uno o l’altro dei due atteggiamenti. Gli anglofoni e i navigatori del web (internettauti) potrebbero rileggere quanto appena letto sostituendo impostato con “settato” e reimpostare con “resettare”.
I leader hanno idee, i manger sanno come mettere in pratica quelle idee. I primi vedono cose che altri non vedono perchè non sono ancora accadute! I leader hanno il cervello impostato sul futuro, o meglio, sui futuri possibili: sono progettuali. Sono persone che consumano ossigeno, zuccheri e sale, nella zucca, per creare e ricreare continuamente mondi a venire; in questo incessante, vorticoso, variegato pullulare di mondi mentali vi è spazio e tempo per pensare come, chi e perchè di questi mondi, ma non vi è però nè spazio nè tempo per pensare a come fare, cosa serve, quando e dove.
E’ il cervello dei manager che è impostato sul come, il cosa e il dove; non hanno idee, è come se fossero delle “teste vuote”, ma sono rapidi, efficaci e appropriati nel cercare le risorse: trasformare le idee, i progetti, in realtà. Parafrasando Archimede pitagorico, “Datemi un’idea e vi solleverò il mondo” potrebbe essere il motto, il claim (la promessa), lo slogan dei manager.
I leader hanno cervelli impostati sulla Progettazione, i manager sulla Realizzazione.
Quando leader e manager si incontrano il mondo comincia a migliorare.
Un probema è però il fatto che difficilmente leader e manager si attardano per più di qualche secondo fra loro; anzi, sono come i classici due inglesi naufraghi su un’isola deserta: aspettano che qualcun altro li presenti.
Perchè il leader ed il manager hanno difficoltà al riconosciemento reciproco? Perchè è faticoso per loro essere un team direzionato all’obiettivo in modo efficace ed appropriato? Cosa potrebbe metterli in collegamento? Quale bus (canale o circuito) potrebbe connettere i loro cervelli?
Il filosofo tedesco Martin Heiddegger (1889 – 1976) in un libro pubblicato nel 1947, Lettera sull’umanesimo, re-interpretando un altro filosofo vissuto 2427 anni prima, Eraclito – quello del Pantha Rei – ha scritto che il linguaggio è la casa dell’essere. Nella sua dimora abita l’uomo. Ed è proprio in alcuni elementi del linguaggio che si trovano i bus per collegare i leader ed i manager oppure per re-impostare quelli in questi e viceversa!
Grazie alle scoperte scientifiche nella mappatura del DNA e del cervello, oggi sappiamo quali sono alcuni di quegli elementi del linguaggio che servono a generare i pensieri e le emozioni, isentimenti, i ragionamenti e le aspettative. Conosciamo alcune di quelle “parole” che, variamente combinate, coniugate e declinate, potrebbero reimpostare le menti ed addirittura, in determinate condizioni, i cervelli stessi.
Prima della comunicazione comunicativa vi è la comunicazione cognitiva: le parole per pensare e far pensare.
Sappiamo che esporre un cervello a determinati linguaggi aumenterà la probabilità che esso si imposti a ragionare da leader; esporlo invece a quegli stessi linguaggi, diversamente coniungati, lo reimposterà a ragionare da manager.
Quali sono questi linguaggi? Per quanto tempo tenerli attivi? Come si fa a sapere se il proprio cervello è impostato su quello da leader o su quello da manager? Come creare, implementare i bus per collegare leader e manager? A queste e altre domande risponderemo scrivendo nei prossimi articoli.
AUTORE: RoGi Metrion (dirigente della MetaWin srl e propinquo cognitivo della Weesh srl)




